Ogni temine ha una valenza, un peso, una spaccatura che divide inevitabilmente le cose cambiandole ma lasciandole sempre uguali.
Il mondo si evolve ma la storia si ripete nei secoli nonostante la voglia di cambiamento, a dispetto dell’emancipazione e delle leggi che cercano di regolare la civiltà portando giustizia e quieto vivere.
In questo rivivere esiste una nomenclatura magica che affonda le sue origine nel passato, una definizione cognata per migliorare il sistema che afferma, in maniera forte e decisa, quanto segue:
Le pari opportunità sono un principio giuridico atto all’assenza di ostacoli nella partecipazione economica, politica e sociale di qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione, convinzioni personali, razza e origini, etica, disabilità, età e orientamento sessuale“.
Difatti, la storia ci ha sempre dimostrato quando le DIFFERENZE, rappresentino per l’essere umano una sorta di paura che spinge chi si sente diverso a subire o ingegnarsi per spuntarla e chi giudica a prevaricare l’altro.
Per questo l’essere “diverso” ha sempre spinto l’uomo verso atteggiamenti poco consoni che, parlando di passato, si esplicitavano in camere a gas per omosessuali, disabili ed ebrei (cioè appratenti ad una religione e razza differente da quella ariana). E, sempre per questo, le donne venivano cacciate, lapidate, violentate e bruciate come streghe. Ma siamo sicuri che questa storia riguardi solo un tempo ormai lontano? Ovviamente la risposta è no. No perchè ancora oggi, nel non lontano 1994, il genocidio del Rwanda ha massacrato un’intera etnia. No perchè  attraverso lo spot del 30 agosto del 2012 (sulle discriminazione di genere), si è mostrato al popolo italiano, attraverso la pubblicità progresso, quando certe differenze non dovrebbero fare la differenza nella vita. Visto che l’essere curato da un’eterosessuale o un’omosessuale non dovrebbe interessarci come non dovrebbe interessarci il peso, il colore, l’altezza; aspetti personali che non pregiudicano la prestazione lavorativa del medesimo. Tale spot si dimostrò necessario nel tentativo, risultato vano, di eliminare l’elevato numero di omofobi presenti sul territorio nazionale che hanno vessato e  picchiato chi ritenevano diverso. No perchè, proprio oggi 25 novembre, si celebra la “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne“. Iniziativa fortemente voluta dal Ministero delle Pari Opportunità al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica su una piaga sociale di un certo spessore.

Quindi, se dopo 95 anni, vi è ancora la necessità di parlare, promuovere e cercare un cambiamento; questo vuol dire che anni di leggi e battaglie sono servite a poco in una società evoluta e involuta al contempo.
In effetti ad avvalorare la tesi del cambiamento vi è tutta una serie di norme e direttive.
Per ciò che concerne l’Italia in materia di pari opportunità tra uomini e donne il bandolo della matassa è situato nel 1919, anno in cui venne riconosciuta alle donne la capacità giuridica (cioè l’idoneità di un soggetto a essere titolare di diritti e doveri). Mentre, il 31 gennaio 1945, le donne dello stivale conquistarono la possibilità di esprimere la propria opinione attraverso il voto, riconoscimento ottenuto grazie al Decreto legislativo del 2 febbraio 1945 n. 23.
Piccole conquiste che ebbero bisogno di oltre 26 anni di lotte e rivolte.
Vi è poi un’altra arma a favore delle disuguaglianze di genere, una delle più antiche è importanti: la Costituzione. La quale, già nel lontano 1948,  sanciva che, uomini e donne, in particolare nel mondo del lavoro, avessero diritto al medesimo trattamento. Riconoscendo la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge a tutti i cittadini  (art. 3), la parità di genere in ambito lavorativo (art. 37), l’uguaglianza giuridica e morale del coniuge (art. 29) e la parità d’accesso agli uffici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza (art. 51). Infine, le leggi regionali dovevano rimuovere ogni ostacolo che impedisse la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovendo la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive (art. 117).
A dar man forte a questo insieme di leggi dal carattere vigoroso e importante arrivarono una serie di direttive poste in essere dall’Unione Europea. La quale, con estrema durezza, proibì categoricamente le discriminazioni in tema di religione, etnia, sesso, handicap, etc. In quanto considerate pericolose e in contrapposizione con il conseguimento degli obiettivi dei trattati CEE, nei quali ritroviamo il raggiungimento di un elevato livello di occupazione.
Per questo, nel 1957, con l’art. 119 si definì il principio di parità della retribuzione tra lavoratori di genere differente che svolgevano la medesima mansione. Legge che ebbe una svolta, nel ’75, attraverso la 1° direttiva CE in materia di retribuzione e di trattamento (75/117/CEE). Di qui in poi scaturirono una serie di trattati di fondamentale importanza:
-il trattato di Maastricht del 1993 (art. 119), ove ciascuno stato membro doveva assicurare l’applicazione del principio di parità di retribuzione , senza discriminazione basata sul sesso;
-il trattato di Amsterdam del 1997 (art.li 2-3-13-118), i quali ribadiva l’importanza della parità di genere per il conseguimento di una crescita sostenibile e non inflazionistica, mirando all’eliminazione delle inuguaglianze  e alla possibilità di mettere in atto provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, razza o etnia, religione o convinzioni personali, handicap, età o tendenze sessuali.
-la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea di Nizza nel 2000 (art.li 21 e 23), che vietavano qualsiasi forma di discriminazione .
A supporto di questa estesa e vasta gamma di decreti vi è, nella nostra nazione, tutta una serie di provvedimenti, come:

-il decreto legislativo 11/04/2006 n. 198 (G.U. 31/05/2006- “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna), provvedimento che pose le basi per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia e stabilì, oltre al divieto di discriminazione, la costituzione e la messa in funzione della Commissione delle pari opportunità e del comitato nazionale per l’attuazione dei principi e trattamento dell’uguaglianza di genere.
-l’istituzione dell’Ufficio del Ministero per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri
-la legge 1834/11/2010 che integrava le precedenti in materia di congedo parentale e fondi comunitari (FSE e PON).
Cosi, mentre la Comunità Europea tesseva una vasta gamma di regole atte a disciplinare la materie al fine di promuovere un trattamento paritario proiettato verso la messa in opera di una società Europea evoluta, ugualitaria, giusta, consapevole e pronta a crescere. Intanto che l’Italia rileggeva gli articoli più importanti della Costituzione integrandoli con il fine di abbattere le diversità con mezzi semplici e vitali. La società di evoluti /involuti distruggeva e distrugge un lavoro importante fatto di lotte e di voglia di cambiamento. Tutto questo accadeva e accade a causa di un’unica parola, di un termine, quello che spacca e divide la società: la differenza. Una barriera indistruttibile , insormontabile e , almeno per ora, imbattibile.
Quella che impedisce al diverso di emergere perchè una donna ancora oggi deve sottostare al ricatto per lavorare. Perchè  come afferma Chiara Saraceno ” Smettiamola di parlare di “quote rosa” e prendiamo invece atto del fatto che finora, nella politica locale come in quella nazionale, esiste una sola quota, quella maschile. Protetta militarmente da qualsiasi intrusione“. Difatti, l’Italia è ancora al 48esimo posto nell’assegnazione di quota rosa in politica, superata abbondantemente dal Rwanda che si aggiudica il primo posto con uno scarso 48,8% , dalla Svezia che occupa la seconda posizione con il suo 45% e dalla Costa Rica ultima nazione sul podio con il suo 38,6%.
Ma perchè accade questo? La risposta arriva da ben due pubblicità promosse dal famoso ministero. La prima che promuove l’equilibrio di genere e la legge 120 del 2011 dimostrando che le donne sono più produttive e creative degli uomini è stata snobbata. La seconda,  denominata “Punto su di te”, è la chiave di volta del problema in quanto dimostra che, nel 2014, non si è ancora capaci di superare determinate convinzioni e pregiudizi. Cosi, sulla cartellonistica affissa nelle strade del bel paese, le donne che affermavano “al lavoro vorrei…, dopo gli studi mi piacerebbe…” ; si sono ritrovate affibbiate frasi spaventose, paradosso di una mentalità maschilista e ignorante.Ecco dimostrato come gli assioma degli articoli 51 e 117 della Costituzione vengo demoliti nonostante il supporto e l’integrazione dei famosi mezzi di promozione e promulgazione.

 

Come diceva Massimo Gramellini “Quanto alle ideologie, continuano a sembrare come l’amore: utopie inconciliabili con la natura egoistica dell’essere umano“.

 

 

34 Comments on Pari Opportunità: Una storia chiamata utopia

  1. Lilli
    25 Novembre 2014 at 18:04 (5 anni ago)

    Ciao cara Audrey, sai quale è la cosa che più mi fa riflettere ed è l'evidente segno di discriminazione? Che ci sia bisogno ogni volta di mettere nero su bianco l'eguale trattamento, emanare leggi, decreti ed anche "spot progresso" per superare le discriminazioni e ribadire le pari opportunità. Io non sono ottimista per il futuro, siamo nel 2014 ed ancora la situazione è quella che è. Brava, hai scritto un post bellissimo e perfetto per la giornata di oggi. Un abbraccio grande e buona serata <3

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:28 (5 anni ago)

      lo so!! fa arrabbiare tantissimo anche me. E la penso esattamente come te, le cose rischiano di rimanere sempre uguali, lo dico a malincuore. Però, purtroppo, la realtà è questa.
      Grazie!!! Un abbraccione enorme e buona serata anche a te :* <3

      Rispondi
  2. fata confetto
    25 Novembre 2014 at 18:06 (5 anni ago)

    Ciao Audrey,
    gli strumenti giuridici e legislativi, così come i principi etici e morali, segnano una strada che poi la pratica quasi sempre contraddice.
    Perseverare basterà? Qualcosa, lentamente cambia, il disfattismo non porta a niente, ma l'impegno è veramente difficile:-)
    Marilena

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:29 (5 anni ago)

      Ciao Marilena,
      concordo con te, come si suol dire "tra il dire e il fare vi è in mezzo il mare".
      Non so se perseverare basterà, però non bisogna smettere mai di credere nell'eventuale cambiamento anche se sembra utopistico.

      Rispondi
  3. Tomaso
    25 Novembre 2014 at 19:07 (5 anni ago)

    Cara Audrey, se ne parla sempre di questa pari opportunità ma non si vede molto risultato.
    Spero proprio che un giorno diventi proprio realtà.
    Ciao e buona serata cara amica.
    Tomaso

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:30 (5 anni ago)

      Ciao Tomaso,
      hai ragione si parla tanto ma non si mette mai in pratica. Spero anch'io che un giorno le cose cambino.
      buona serata a presto caro Tomaso

      Rispondi
  4. carla family
    26 Novembre 2014 at 10:52 (5 anni ago)

    Le discriminazioni sono da brivido e ne esco sempre scandalizzata. Mi fa molta paura il fatto che tutti i sogni di buoni propositi rimangano sempre e solo sogni quindi utopia con quel perenne retrogusto amarissimo.
    Cammina e cammina… l'essere umano si ritrova sempre a ripercorrere i propri passi ma la cosa che mi sconvolge ancora di più è che la maggior parte della gente vuole essere tollerante (termine decisamente da riesaminare) invece, in realtà, si atteggia tollerante quando mai come ora vi sono in atto discriminazioni vergognose verso tutto ciò che non rientra in canoni prestabiliti da chissà chi…
    Un caro saluto Audrey

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:32 (5 anni ago)

      Credo che sia la cosa peggiore quel retrogusto amaro che sa di sconfitta.
      Hai ragione!!!
      un caro saluto a presto

      Rispondi
  5. Pia
    26 Novembre 2014 at 12:40 (5 anni ago)

    Stupendo Audrey!!!
    Devo rileggere tutto con più attenzione perché trovo che sia fantastica la tua esposizione si fatti.
    Ti abbraccio forte cara amica. Baci.

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:46 (5 anni ago)

      Grazieeee!!!
      quando vuoi, il post non scappa 😉
      abbraccione carissima amica :*
      baci

      Rispondi
  6. Tiziano
    26 Novembre 2014 at 17:50 (5 anni ago)

    Ciao Audrey l'Italia e il paese di tante leggi poche sono osservate e le restanti dimenticate,
    comunque io sono dalla tua parte, dalla parte delle donne, comunque ce sempre qualche s…..o che la pensa diversamente importante e non farci caso
    un caro saluto
    Tiziano.

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:52 (5 anni ago)

      Verissimo!! Oppure vi è la terza variante, se vengo ossedervate si trova l'inganno per aggirarle. Grazie Tiziano 😉
      un caro saluto anche da parte mia

      Rispondi
  7. Stefyp.
    26 Novembre 2014 at 19:59 (5 anni ago)

    Mia cara il tuo post è molto interessante e attuale..che dire? Se ne parla ….qualcosa cambia …ma al fine raggiungeremo il punto? Anch'io come altre che sono passate non capisco perchè ci vogliano delle leggi per una parità che dovrebbe essere già di diritto….e tutto questo mi fa rabbia davvero! Un abbraccio a te Stefania

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:54 (5 anni ago)

      Non lo so, la speranza è l'ultima a morire anche se la vedo decisamente nera.
      Non lo capisco nemmeno io, se serve una legge vuol dire che non è scontato e se non è scontato vuol dire che la discriminazione è doppia.
      un abbraccio

      Rispondi
  8. Bionda
    26 Novembre 2014 at 20:48 (5 anni ago)

    Condivido in tutto… bellissimo post Audrey.

    Però, quanta strada bisogna fare ancora eh?
    La salita.. è lunga 🙁

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 17:57 (5 anni ago)

      grazieee!!!
      tantissima, troppa!!!
      vero!!
      p.s. non riesco più a venire da te google dice il blog non esiste

      Rispondi
  9. Costantino
    26 Novembre 2014 at 21:04 (5 anni ago)

    In troppe regioni del Mondo si vive un nuovo drammatico Medioevo, nessuno se ne può dire immune o dire che non lo riguarda.

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 18:02 (5 anni ago)

      verissimo!!! e se non riguarda te in prima persona alla fine riguarderà anche chi ti sta accanto perchè questo è un circolo vizioso ove nessuno è immune.

      Rispondi
  10. Ale
    27 Novembre 2014 at 11:49 (5 anni ago)

    Eccomi. Sei troppo brava , un post completo che purtroppo rimane sulla carta…. sono pessimista, non vedo un futuro molto "rosa". Ti abbraccio e ti ringrazio di tutto.

    Rispondi
  11. Cucina Mon Amour Thais
    27 Novembre 2014 at 13:54 (5 anni ago)

    Carissima Audrey
    Sembra proprio una "Utopia" la pari opportunità, come sembra un'altra utopia la fine della violenza sulle donne….
    E dire che sulle nostre spalle si poggia tutto il mondo.. Una donna riesce a gestire tante situzioni in contemporanea, la donna é capace di gestire l'economia della famiglia… ma quale economista è tanto brava quanto una donna????????Ma nel mondo del lavoro la donna é sempre discriminata….
    Chissà un giorno tutto questo può cambiare????
    Non penso di vedere questo cambiamento….
    Un abbraccio.
    Thais

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 18:10 (5 anni ago)

      Ciao Thais,
      vero!!! Quello che dici è verissimo, le donne gestiscono tutto e dietro ad un grande uomo esiste sempre una donna. Le donne sono capaci di fare mille cose contemporaneamente e come dici tu sono anche delle grandi economiste.
      Speriamo!!! La vedo nera però la speranza è sempre l'ultima a morire.
      un abbraccione

      Rispondi
  12. Ali Ce
    27 Novembre 2014 at 22:02 (5 anni ago)

    Bellissimo post! diciamo che però alcuni passi in avanti sono stati fatti. Piccoli passi rispetto al resto del mondo, diciamo che questa è l'amarezza più grande di chi vive in Italia. Vediamo gli altri paesi dove le donne possono avere famiglia e aver successo sul lavoro, mentre in Italia se decidi di fare un figlio la carriera te la puoi scordare per partito preso. Io sono fiduciosa, spero che arriveremo a un punto dove tutto questo non succederà. La mia più grossa discriminazione l'ho avuta ad un colloquio. Mi hanno chiesto se avrei voluto fare figli. Mi è venuta una tristezza che una volta uscita dal colloquio mi sono messa a piangere. Purtroppo queste cose succedono…

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      28 Novembre 2014 at 18:12 (5 anni ago)

      Si, qualche piccolo passo è stato fatto. Il problema è che questi passi sono troppo corti, il resto del mondo ci supera e noi restiamo sempre a 90 anni fa.
      Eh, quello succede a tutte, purtroppo!!!

      Rispondi
  13. Algodão Tão Doce
    27 Novembre 2014 at 23:06 (5 anni ago)

    O que nos faz amigos é essa capacidade de sermos muitos, mesmo quando somos dois.
    Pe. Fábio de Melo
    Obrigada querida pela amizade carinhosa!
    Um doce abraço, Marie.

    Rispondi

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