R.E.M.Everybody Hurts (nel leggere vi consigli il seguente ascolto)
Era tardi e lui arrivò correndo come ogni mattina, portava un vecchio piumino rovinato e un po’ scucito; oltre che sbiadito. Appoggiò lo zaino invicta ormai usurato a terra, guardò i binari un po’ spaesato, poi presa l’infausta decisione e con un gesto avventato; ma nato dal frutto di un momento di disperazione gli attraverso correndo e senza guardare. La scarpa rimase impigliata in qualcosa, una scarpa vecchia, usurata e stanca, come le sue gambe, come le sue mani, come lui. Guardò il capotreno con gli occhi pieni di paura, lui gli allungò il braccio e lo tirò su, per un pelo non si fece investire. Il capotreno iniziò cosi la sua teritera: dura, cattiva, sfrenata, senza tregua ; ma giusta ed essenziale. Io lo guardavo come sempre, con aria di compassione, con l’aria di chi capisce certi gesti, con l’aria di chi immagina la sua vita. I primi mesi non riuscivo a decifrarlo bene e credevo di aver montato un film assurdo su di lui, poi ho messo insieme i pezzi, gli indizi, i fatti, le chiamate e quello che osservavo. Tutto ciò che possedeva era datato, dal cellulare ai vestiti, aveva i capelli bianchi, la barbetta incolta di chi non ha né tempo né testa per sistemarla, aveva gli occhi simili ad una pozza azzurra, ma erano spenti, stanchi e tristi. Era alto ed esile, aveva poca forza, questo era evidente, aveva sicuramente una famiglia e faceva un lavoro pesante. Era timido, non amava parlare e gesticolava anche poco. Non credo fosse vecchissimo, secondo me portava solo male i suoi anni, anni duri, difficili ed estenuanti; anni che gli avevano lasciato il segno e quel segno era ben visibile sul suo volto. Ogni mattina prendeva il treno per arrivare a Bari, poi correva in maniera un po’ stolta e stravolto svoltava per il binario 5, quel binario andava verso Taranto. Durante quell’anno mi sono chiesta tante volte se lavorasse all’ILVA, ma ovviamente questa era una domanda senza risposta. Immaginate che vita, ogni mattina prendeva il treno delle sei, poi cambiava treno e ogni mattina doveva pregare trenitalia, doveva sperare che non ci fossero ritardi, scioperi o imprevisti, altrimenti era fregato. Ogni sera smontava sicuramente verso le sette, perché alla stazione di Bari arrivava sempre verso le nove e poi correva per prendere quell’altro maledetto treno, quello che l’avrebbe condotto finalmente a casa.
Un giorno lo chiamarono, era la sua famiglia, quel giorno vedi scendere una lacrima dal suo viso, dietro a quegli occhiali che si tenevano integri per uno strano miracolo o ferse grazie ad un naso un po’ pronunciato ed aquilino.
Passava le sue giornate tra treni, stazioni e fabbrica, ecco il perché dei suoi tanti atteggiamenti strani e spesso sconvolgenti. Mi ricordo che  gli altri lo guardavano con disprezzo, pena e disgusto; io lo guardavo tenendo il mio cuore in mano e chiedendomi perché per alcuni la vita è un gioco e per altri è un incubo. Lui sembrava un giocatore di Monopoli, tirava i dadi e poverino finiva sempre sulle caselle viola, quelle costosissime, ove se ti fermi sei fregato, mentre gli altri capitavano sempre sulle caselle buone e se prendevano un imprevisto era per ricevere un rimborso, quando invece toccava a lui mettere la mano su quella carta, gli capitava sempre un pagamento. Questo mi fu chiaro un giorno, arrivò presto, si appoggio al muro ed estrasse dalla tasca una serie di carte, bollette per lo più, poi una folata di vento gli fece scappare un foglietto dalle mani, io corsi per prenderlo, non volevo che si stancasse facendo anche questo. Però quando finalmente afferrai quel pezzo di carta mi resi conto che era una ricevuta di pagamento, lui, l’uomo dagli occhi tristi non aveva nemmeno una casa, nonostante lavorasse come un pazzo. Mi venne una fitta al cuore quando gli porsi quel foglietto e quando lui, quasi spaventato, lo prese con la punta delle dita e cercando di evitare il mio sguardo oltre che la mia mano. Due anni dopo scoprii che su di lui ci avevo preso, un giorno qualcuno mi raccontò la sua storia, la storia di un uomo qualunque, la storia di una persona invisibile, una storia che non interessa a nessuno, una storia brutta, una storia triste, una storia vera…Di un uomo che si era sposato, di un uomo che aveva messo al mondo dei bambini, di un uomo che aveva sempre lavorato sino alla stregua, senza nemmeno godere la sua famiglia, di un uomo che non riusciva ad arrivare a fine mese. Spesso gli occhi vedono solo ciò che vogliono vedere, io avevo visto oltre, avevo immaginato che quello zaino usurato fosse di uno dei suoi figli e che adesso lo usasse lui per portare il cibo e qualche cosa che poteva servirgli in una lunga giornata fuori casa.
Per  gli altri invece era solo un poveretto e se potevano gli stavano a debita distanza. Un giorno vidi la proprietaria di quello zaino, sua figlia, una ragazza alta e magra, con i capelli castani, mossi e lunghissimi; gli teneva il dito mignolo camminando, anche i suoi occhi erano tristi e stanchi, come se combattesse ogni giorno. Immaginai allora la contentezza quando ricevette quello zaino che ora indossava il suo papà, si vedeva che era una di quelle persone che non avevano mai avuto nulla di costoso. Per lei sarà stata una festa, una piccola conquista, un dono prezioso, perchè anche adesso che camminava ad un passo dal suo zaino lo guardava con fierezza, con un piccolo sorriso, tipico dei sentimentalisti, tipico di chi da valore alle cose, tipico di chi ci tiene a quel poco che ha. Però erano bellissimi nella loro malinconia, sembravano un quadro olio su tela che ritraeva di spalle due persone stanche e ferite dalla vita, ma che si amavano. Non mi sbagliavo nemmeno sul suo lavoro, da quando l’ILVA ha chiuso non l’ho più visto in stazione, non ho più visto le sue gambe esili correre per prendere le coincidenze e non ho più visto quegli occhi simili ad una pozza. Però l’ho visto per strada, ancora più stremato, ancora più stanco e ancora più vecchio, ancora col suo zaino appoggiato ad una spalla, ma era vuoto, totalmente appiattito, chissà perché lo porta ancora con se…

Questa è la storia dell’uomo dagli occhi tristi, che ogni giorno vedevo in stazione, il primo racconto di questa nuova rubrica intitolata “Storie di vita comune”. Se anche voi volete raccontare una storia vera che riguarda un estraneo, un parente o voi stessi; in forma anonima, tramite pseudonimo o dichiarando chi siete; basta mandare il vostro scritto al seguente indirizzo e-mail audrey.borderline@libero.it .

34 Comments on L’uomo dagli occhi tristi

  1. Melinda Santilli
    5 Gennaio 2013 at 12:33 (8 anni ago)

    Bella, molto bella e profonda: questa rubrica mi piace moltissimo.
    Un abbraccio
    Mel

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:03 (8 anni ago)

      😉
      sono felice di sapere che ti piace, avevo paura che potesse risultare pesante o noiosa 🙂
      un abbraccio

      Rispondi
  2. Lilli
    5 Gennaio 2013 at 12:37 (8 anni ago)

    Ciao Audrey cara, me lo sono immaginata sai..tutti i giorni incontriamo persone per strada e spesso sentiamo commenti dati in base all'apparenza senza sapere i drammi e le tragedie che dietro le persone celano e del perchè dei loro "strani" comportamenti..che storia triste, spero ovunque sia stia bene e con la sua famiglia:( un abbraccio grande a te mia cara♥ (ps carino, hai cambiato lo sfondo? mi piace!!)

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:05 (8 anni ago)

      Ciao Lilli,
      concordo con te, è facile giudicare quando non si conosce.
      Un abbraccio enorme anche a te carissima :* <3

      Rispondi
  3. Greta Miliani
    5 Gennaio 2013 at 14:14 (8 anni ago)

    Mi è sembrato di leggere un romanzo. Anche a me capita spesso di osservare la gente che incontro in stazione o sul treno e immaginarmi quali storie abbiano segnato il loro volto e si nascondono dietro i loro occhi!
    Ti auguro uno splendido weekend!

    baci,
    G.
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    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:09 (8 anni ago)

      Ciao Greta,
      capita sempre anche a me, che poi con lui ci avevo anche preso, purtroppo…
      Buon weekend anche a te
      bacissimi

      Rispondi
  4. Stefyp.
    5 Gennaio 2013 at 15:17 (8 anni ago)

    Un storia veramente triste, ma bella che fa riflettere, grazie.
    Ciao, buona festa Stefania

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:09 (8 anni ago)

      grazie a te
      e buona epifania
      ciao ciao 😀

      Rispondi
  5. Antonella
    5 Gennaio 2013 at 16:59 (8 anni ago)

    Ciao Audrey, mi hai commossa fino alle lacrime, ma lo sai, sono fatta così.
    E' una storia di una tristezza spaventosa e tu l'hai saputa raccontare in modo magistrale. Dovremmo riflettere su storie come questa che stanno diventando sempre più comuni al punto che a volte passiamo accanto a persone disperate senza nemmeno rendercene conto (questo anche perchè diventiamo ogni giorno più egoisti) Brava Audrey, hai saputo vedere "oltre".
    Un bacione.
    Antonella

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:12 (8 anni ago)

      Ciao Antonella,
      bè, se ti sei commossa è una buona cosa, vuol dire che non l'ho scritta tanto male questa storia 😉
      Grazieeee, mi fai sempre dei complimenti bellissimi *.*
      Eh, concordo con te, per questo ho inserito questa nuova rubrica, proprio per far riflettere.
      Un bacione e buona epifania 😉

      Rispondi
  6. Squilibrato
    5 Gennaio 2013 at 19:26 (8 anni ago)

    Amo alla follia quella canzone dei REM.

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:15 (8 anni ago)

      piace da morire anche a me, poi secondo me, con questa storia ci calzava a pennello 😉

      Rispondi
  7. Marcela Gmd
    5 Gennaio 2013 at 20:44 (8 anni ago)

    Hermosa tu nueva columna Historias de la vida!!!!…
    Besos, Marcela♥

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:21 (8 anni ago)

      gracia Marcela
      muchos besos 😉

      Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:23 (8 anni ago)

      grazie e benvenuta, ho visto che ti sei unita alle mie follower 😀
      a presto e buona epifania

      Rispondi
  8. ♥ Bambi ♥ Natural Beauty from Inside Out :)
    6 Gennaio 2013 at 1:08 (8 anni ago)

    Ciao tesoro, come va?
    non sarei cosa dovrei fare anche perché è tutto a posto, tutti riesco a seguirmi senza problemi, perché non ti togli dalle mie followers e provi a aggiungermi ancora, credo che si un tuo problema 🙁
    un bacio grossoooooo <3333

    Rispondi
    • Audrey
      6 Gennaio 2013 at 10:23 (8 anni ago)

      Ciao, che dirti non mi lamento 😉
      devo provare perché io non riesco ho anche provato a toglierti dalla lista dei blog che seguo per poi rimetterti, ma è riapparsa quella vecchia immagine se vedi, con l'aggiornamento di due settimane fa…ufffiii
      baci

      Rispondi
  9. Mago di Oz
    6 Gennaio 2013 at 11:57 (8 anni ago)

    BRAVISSIMA, un racconto davvero toccante!
    Buona Epifania 🙂 TVB
    Xav

    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:35 (8 anni ago)

      Grazie Xavier 😉
      Buona giornata e tvtb anch'io 😀
      abbraccio mega

      Rispondi
  10. COSE BELLE DAL MONDO
    6 Gennaio 2013 at 14:43 (8 anni ago)

    Davvero un racconto toccante…che mi fa pensare!!
    Grazie…
    Un bacione!!

    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:36 (8 anni ago)

      eh… dovremmo riflettere in tanti
      grazie a te
      kiss kiss

      Rispondi
  11. Bbonton
    6 Gennaio 2013 at 17:12 (8 anni ago)

    Che tenerezza, Audrey, mista a malinconia… Hai fatto bene a scrivere questa vicenda.
    (mio papà è uscito dall'ospedale!!!!)

    Un abbraccio!
    Barbara

    http://www.bbonton.it

    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:40 (8 anni ago)

      Ciao Barbara,
      davvero? sono felicissima, per fortuna 😀
      un abbraccio

      Rispondi
  12. *°+*°* vé *°*+°*
    7 Gennaio 2013 at 8:28 (8 anni ago)

    everybody hurts è una canzone magnifica …la adoro…
    bellissimo post come sempre dolcissima stellina…complimenti…
    kiss e buon rientro
    vendy

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    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:46 (8 anni ago)

      grazie 😉
      baci baci

      Rispondi
  13. Paulina
    7 Gennaio 2013 at 12:14 (8 anni ago)

    Have a nice Monday 😉

    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:46 (8 anni ago)

      thank you to 😉

      Rispondi
  14. Who is?
    7 Gennaio 2013 at 14:28 (8 anni ago)

    Che paese di merda che siamo…

    Rispondi
    • Audrey
      7 Gennaio 2013 at 14:48 (8 anni ago)

      puoi dirlo forte 😉

      Rispondi

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