L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori implementa la cosiddetta tutela reale, cioè la tutela che ha ad oggetto gli esiti di un licenziamento nullo oppure illegittimo in un’azienda con più di 15 dipendenti. In suddette aziende il lavoratore ingiustamente licenziato ha diritto non solo ad un risarcimento del danno pari alle retribuzioni maturate o maturande dal licenziamento alla reintegra, ma anche alla reintegra stessa nel posto di lavoro da lui occupato.
Il licenziamento illegittimo è quello effettuato senza comunicazione dei motivi, perchè ingiustificato o discriminatorio rispetto ad un singolo lavoratore in tre casi:
-nelle unità produttive con più di 15 dipendenti (5 se agricole),
-nelle unità produttive con meno di 15 dipendenti (5 se agricole) se l’azienda occupa nello stesso comune più di 15 dipendenti,
-nelle aziende con più di 60 dipendenti.
A partire dal 2000, su tale articolo sono stati fatti diversi tentativi di riforma, ma i sindacati si sono sempre opposti perchè avevano paura di una diminuzione della tutela dei lavoratori.
Dopo all’incirca 40 anni l’articolo 18, appartenente allo statuto dei lavoratori del 1970, cambia con la limitazione nei licenziamenti illegittimi per motivi economici della reintegrazione nel posto di lavoro, che da ora in poi sarà automatica. La modifica principale introdotta della riforma Fornero riguarda la discrezionalità del giudice nello stabilire il reintegro del lavoratore nel caso di licenziamento illegittimo, resta nullo il licenziamento discriminatorio e prima di procedere ad un licenziamento per motivi economici bisognerà esperire il tentativo di conciliazione. La riforma interviene anche sugli ammortizzatori sociali che si avvicineranno per quanto possibile al sistema di “flexecurity” vigente in Danimarca, ove è tutelato il lavoratore e non il posto di lavoro.
La cassa integrazione straordinaria (Cigs) subirà un doppio intervento e nel mirino finirà anche la flessibilità in entrata, con il contratto a tempo determinato che costerà di più, per i collaboratori a progetto c’è una sorta di salario base, mentre ci saranno agevolazioni per chi detiene la partita Iva.
Tutte le nuove regole valgono per i contratti stipulati dopo l’entrata in vigore della legge, quindi sono validi da luglio.
Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capirne un pò di più.
1- Con la riforma il licenziamento per scarso rendimento è diventato possibile, questo grazie all’opportunità di unire la giusta causa con il licenziamento per motivi economici e produttivi.
2- Inoltre è stato abolito il contratto di inserimento, che in passato veniva usato davvero poco. Adesso il primo canale d’accesso al marcato è l’apprendistato, che può avere una durata da 6 mesi a 5 anni. Esso prevede sgravi economici per le imprese e tutela il lavoratore in caso di malattia, infortunio e maternità.
Esistono 4 tipi di apprendistato:
a)per chi ha dai 15 ai 25 anni e lascia la scuola, il giovane dovrà alternare periodi di studio a quelli di lavoro per poter accedere a un diploma e inserirsi poi nel mercato del lavoro.
b)l’apprendistato personalizzante, quello degli artigiani che oggi viene esteso al commercio ed all’industria. Esso permettere di imparare un mestiere sul campo.
c)apprendistato di alta formazione, per chi deve ancora acquistare una laurea, esso permette di alternare periodi di studio al lavoro.
d)apprendistato di ricerca per chi è laureato e/o ha un master e viene inserito in un’azienda con qualifica di ricercatore.
3-Per gli stagisti è stata prevista finalmente una congrua indennità per il lavoro prestato, ma non viene definita alcuna cifra minima.
4-Il contratto a tempo determinato non potrà superare i 36 mesi.
5-I contratti a progetto non saranno più semplici come prima. Per farli l’azienda dovrà fornire una spiegazione precisa sul progetto, che dovrà avere una durata ben definita, un fine specificato e un risultato tangibile,oltre a prevedere un’attività diversa dall’oggetto sociale dell’azienda.
6-Partita Iva, quella che porta poi le azienda ad abusare dei dipendenti. Da oggi ci si deve iscrivere ad un Ordine, non si può lavorare per più di 8 mesi con la stessa azienda  e se si fattura l’ottanta per cento del guadagno (non più di 18 mila euro lordi), il contratto professionale finirà. Infatti se l’azienda avrà ancora bisogno del lavoratore dovrà assumerlo.
7-Se il lavoratore viene licenziato per giusta causa e se i motivi di tale licenziamento sono disciplinari, la legge prevede il ritorno in azienda solo se il giudice ritiene che il fatto non esistente o se esiste, ma secondo il contratto collettivo di inadempienza è prevista una sanzione conservativa. In questi casi al lavoratore spetterà il reintegro e il risarcimento, quest’ultimo sarà deciso dal giudice ma non potrà essere superiore ai 12 mesi.
8-Se il licenziamento è dovuto a motivi economici, crisi dell’azienda  o problemi di natura organizzativa, in questo caso ci si dovrà recare dal giudice, che se ritiene il licenziamento sbagliato, emanerà sentenza di  risarcimento economico tramite l’ausilio di una pensale che potrà andare dalle 12 alle 24 mensilità da retribuire. Però non vi sarà il reintegro, anche se vi sono comunque delle eccezioni.
9-Ammortizzatori sociali: viene istituita un’unica Associazione Sociale per l’Impiego (ASPI) che verrà finanziata in parte dal contributo aggiuntivo dell’1,4 % sulla retribuzione a carico dell’azienda.
In breve se licenziati, si avrà diritto ad un sussidio che si dovrà chiedere all’azienda entro due mesi dal licenziamento ed ammonterà all’incirca al 75% della retribuzione per 18 mesi, ma nel tempo diminuirà passando dopo 6 mesi al -15% e un altro -15% dopo altri 6 mesi.
10-Se il lavoratore è obbligato a firmare le dimissioni in bianco entro tre anni dalla nascita di un figlio o alla sua adozione, esse devono essere convalidate da un ufficio territoriale del lavoro, altrimenti per l’azienda vi è la possibilità di una sanzione che va dai 5 ai 30 mila euro.
Per alcuni aspetti questa riforma non è errata visto che in un qual senso tende alla tutela del lavoratore, inoltre il suo obiettivo sembra anche quello di evitare lo sfruttamento di chi cerca di entrare nel mondo del lavoro. Però non basta una riforma del genere per eliminare i soprusi, ma servono controlli severi da parte di organi accertatori che non si facciano corrompere e compare, controlli a tappeto che siano d’aiuto ai poveri lavoratori, visto che la realtà è ben diversa. Si, i lavoratori possono denunciare o portare in tribunale le aziende, ma a quale prezzo? Questo spaventa chi è operaio o comunque qui fa lavori meno retribuiti, perchè sapete qual’è la conseguenza? Anni di tribunale, l’attesa di una sentenza e  nel frattempo si devono sostenere anche le spese dell’avvocato; inoltre molte aziende preferiscono non assumere gente che potrebbe portare grane, quindi se si sparge la voce sei finito. Intanto il lavoro nero aumenta e l’economia sommersa raggiunge livelli stratosferici. Chi vuole sopravvivere e portare un pezzo di pane a casa, alla fine è costretto a sopportare le minacce dei datori o degli imprenditori che spesso fanno le vittime anche in tv. Conosco centinai  di persone che vengono pagate 500 euro al mese, ma sono costrette a firmare buste paga con importi ben più elevati se vogliono almeno guadagnare i soldi dell’affitto. Conosco gente che lavora 11-12 ore al giorno senza avere una lira per gli straordinari fatti, gente che lavora sempre senza avere nemmeno un giorno di riposo, gente che deve sottostare alla legge del più forte, perchè se fai cosi lavori altrimenti vieni sostituito da uno che ha più bisogno di te ed è disposto a tutto. Ecco dove serve la riforma, questa gente va tutelata e il modo migliore per aiutarli non è dirgli ti ho fatto una legge, ma mandare gente che dopo aver visionato la situazione denunci i fatti comprovando quanto affermato, permettendo cosi al lavoratore di avere giustizia, perchè chi ha bisogno di mangiare difficilmente riesce ad avere il coraggio o la forza di denunciare per avere giustizia tramite le leggi.
Questa è la situazione dell’Italia, tanta gente sottopagata e tanta gente disoccupata e la soluzione sapete quale stà diventando? L’emigrazione, come fecero i nostri padri o i padri dei nostri padri.
Quindi mettendo per un attimo da parte la crisi e le sue conseguenze e parlando solo di lavoro, penso che ad oggi nonostante le leggi i lavoratori non vengono mai tutelati, perchè come sempre vince chi è più forte e per chi ha bisogno di uno stipendio non resta che sottostare alla legge del compratore.

Fonti: il sole24ore
         Glamour mensile (articolo di Nicoletta Spolini)
         Wikipedia
Foto: web

16 Comments on ARTICOLO 18 E LA RIFORMA SUL LAVORO

  1. *°+*°* vé *°*+°*
    20 novembre 2012 at 21:16 (6 anni ago)

    Cara come al solito hai detto parlole giustissime purtroppo i costi del lavoro sono troppo alti e noi lavoratori dal canto nostro accettiamo qualsiasi condizione per bisogno…io ad esempio da due anni lavoro come co.co.pro.

    Kiss e buona serata
    Vendy

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    • Audrey
      21 novembre 2012 at 7:02 (6 anni ago)

      eh lo so,immagina che io ho avuto una proposta di lavoro nero per dieci euro al giorno e le spese di viaggio ammontano a 5,80 euro al giorno. Vedi se è normale
      baci

      Rispondi
  2. Eva
    21 novembre 2012 at 0:09 (6 anni ago)

    Tutto giusto cara… però devi ammettere che tanti operai con la scusa del posto fisso hanno gongolato per anni senza fare una mazza… per colpa di questi soggetti e delle aziende che pensano solo al guadagno ci ritroviamo così… che ingiustizia…

    Rispondi
  3. Audrey
    21 novembre 2012 at 7:07 (6 anni ago)

    tanti operai no,qualche si perchè chi lavora nel privato comunque se non fa nulla alla fine viene cacciato.Pero nel settore pubblico il 90%non fa un cavolo perchè tanto nessuno fa nulla,quelli invece andrebbero cacciati a calci ben assestati nel sedere.Nella mia facoltá passano le giornate su facebook e a fare chiacchiere e prendere caffè,marcano i cartellini ma fanno cio che vogliono.
    bacio

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    • Lilli
      21 novembre 2012 at 16:07 (6 anni ago)

      Audrey sono d'accordissimo con te..nella mia ricordo che invece manco venivano figurati! viviamo una realtà assurda, tanti sacrifici per uno straccio di titolo che non verrà mai gratificato perchè pur di lavorare si accettano ingiusti compromessi! ottimo post! un bacio!

      Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 17:12 (6 anni ago)

      anche nella mia c'è un forte tasso di assenteismo…comunque concordo con te,tanti sforzi per nulla. Grazio bacio

      Rispondi
  4. giovanna
    21 novembre 2012 at 10:10 (6 anni ago)

    Oggi giorno il lavoro diminuisce e la gente che lavora pur di aver garantito uno stipendio, anche se minimo sottostà a molte ingiutizie. Però è vero tutto questo avviene nel privato, nel pubblico a situazione è completamente diversa. Io per 11 anni ho lavorato in una ditta privata e non ti nascondo che quando vado negli uffici faccio il paragone e per un pò di tempo molti impiegati, li manderei a lavorare con l mio ex datore di lavoro dove a volte non avevo neanche il tempo di sedermi. Per non parlare degli sprechi…. Buona giornata.

    Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 17:31 (6 anni ago)

      brava Giovanna,peró questo non lo dicono,inoltre a questo non ci pensano…mah!!! eppure secondo me questi sono i veri problemi e i veri mali da debellare. Buona serata un abbraccio

      Rispondi
  5. Greta Miliani
    21 novembre 2012 at 11:05 (6 anni ago)

    Ad aprile mi sono seguita un convegno di due giorni organizzato dalla confartigianto giovani e uno degli argomenti scottanti era proprio questo articolo 18.
    I politici presenti hanno detto le solite belle parole, ma a ma pare che niente sia cambiato, anzi, forse la situazione è pure peggiorata.
    Trovo ridicolo (dal basso dei miei 24) che nel 2012 i lavoratori debbano riversare in condizioni pietose, che lo sfruttamento sia all'ordine del giorno e che la gente muoia per 500€
    Sono ancora esterna al settore, ma nel mio piccolo ho aperto gli occhi: in Italia esisterebbe una legislazione per la quale gli stagisti devono ricevere almeno 500€ suddivisi in 300€ dati dal comune e 200€ dall'azienda che li prende (o il contrario, in questo momento non ricordo bene). La proposta è diventata legge nel gennaio 2011. Io ho fatto uno stage di 5 mesi e mezzo e non ho avuto nemmeno il rimborso del treno, ma un misero buono pasto da 5,16€, che capisci bene copre pochissimo.
    All'idea di fare un secondo stage, impegnarmi, essere "sfruttata" e non vedere nemmeno un rimborso mi prende male. Non oso immaginare l'umore di un precario, un operaio e chi ha una famiglia da mantenere.

    baci G
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    Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 17:37 (6 anni ago)

      Greta,purtroppo i politici dicono cavolate indipendentemente dal partito politico al quale appartengono e i sindacati non sono piú come un tempo. Noi viviamo per la maggiore nello sfruttamento,ho lavorato come una mattare durante il tirocinio mi hanno dato un succo di frutta,bel pagamento non credi? inoltre per farlo ho dovuto strisciare perchè prendono solo chi vogliono e conoscono.Se poi ti dico le risposte del prof. dell'uni quando ho esposto il problema resti basita. Quindi concordo con te,altre che rifare l'esperienza. Un bacio

      Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 17:39 (6 anni ago)

      grazieeee!!!!
      bacio 😉

      Rispondi
  6. Lady_Celeste
    21 novembre 2012 at 16:49 (6 anni ago)

    !!Hola,Audrey!

    Hay muchas injusticias,pero otros también usan la picaresca.Un post excelente,una llamada de atención a lo q esta pasando.Enhorabuena.
    Muchísimos besitos,mi preciosa,amiga.

    Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 17:43 (6 anni ago)

      Hola preciosa,
      gracias por tu commentario y tu palabras,lo que esta pasando non se puede commentar…es todo una mier..
      muchos besos my querida amiga

      Rispondi
  7. Antonella
    21 novembre 2012 at 19:31 (6 anni ago)

    Ciao Audrey, bel post che ho letto con grande attenzione…e dissento, ma probabilmente te lo aspettavi. Chiedo: e i datori di lavoro chi li tutela? Sono sempre vissuta in mezzo alle fabbriche in un territorio dove non è mai esistito altro settore lavorativo che l'industria tessile…abbiamo visto per anni "poveri" operai stare a casa in mutua 15 0 20 giorni perchè avevano mal di testa o perchè si graffiavano una mano e abbiamo visto per anni operai assenteisti che quando suonava il fine turno, e quindi nel momento stesso in cui dovevano smontare, miracolosamente erano già a tavola seduti al tavolo, abbiamo visto per anni operai impegnati solo a contestare e mai a costruire e abbiamo visto per anni datori di lavoro non poter licenziare chi remava contro il bene dell'azienda, abbiamo visto datori di lavoro non poter licenziare personale che prendeva lo stipendio senza fare il suo dovere e infine abbiamo visto industriali svenarsi per poter pagare gli stipendi ai dipendenti quando di lavoro non ce n'era più…anche tutto questo non è giusto!
    Ciao, ci sentiamo domani, spero che il tuo mal di testa sia passato,
    un bacione.
    Antonella

    Rispondi
    • Audrey
      21 novembre 2012 at 19:56 (6 anni ago)

      Ciao Antonella,
      come si diceva anche su questo è avvenuto e avviene, naturalmente accade di più nel pubblico che nel privato e ovviamente è ciò che ha fatto il male dell'Italia, perchè per alcuni pagano tutti. Però, per quello che vedo io al sud è una realtà un tantino diversa, come sempre non bisogna fare di tutta l'erba un fascio e le vittime ed i carnefici esistono da entrambe le parti.Inoltre ci sono tanti piccoli imprenditori e commercianti che sfruttano in maniera assurda.
      Nelle grande aziende a volte succede anche il contrario, ma vedi a Taranto, prima hanno lavorato senza un briciolo di protezioni, ora hanno un paese malato e disoccupato.
      Il mal di testa va meglio grazie 😉
      buona serata Un bacione

      Rispondi

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