“La gente non sa quello che vuole, finché non glielo fai capire tu.” 
 

Steven Paul Jobs, conosciuto da tutti come Steve Jobs, era un imprenditore e produttore cinematografico statunitense nato a San Francisco, il 24 febbraio del 1955, e morto a Palo Alto il 5 ottobre del 2011. Fondatore della Apple Inc., amministratore delegato e fondatore della NeXT Computer, amministratore delegato della Pixar Animation Studios, è stato il primo uomo a presentare al mondo il personal computer con il mouse, l’iPod e il telefono capace di collegarsi a internet e svolgere le stesse funzioni di un pc.

Una vita misteriosa quella di Steve, un’esistenza colma d’imprevisti e avvenimenti straordinari che alternarono attimi di dolore a momenti di pura gioia. Le sue montagne russe iniziarono cosi, con una caduta disarmante. Abbandonato dai suoi genitori biologici e rifiutato dai primi presunti genitori adottivi venne accolto da una famiglia umile ma per bene. Nel 1972, come da accordi prestabiliti prima del suo affidamento, s’iscrisse all’università ma visto il suo disinteresse decise di mollare tutto e affidarsi alla sua curiosità, alla sua intuizione e al fato. Proprio in questi anni la prima curva con discesa movimenta stravolse la sua vita diventata ormai una lotta alla sopravvivenza, infatti, per andare avanti Steve raccoglieva lattine di coca-cola per avere cinque centesimi di cauzione, camminava per km pur di mangiate un pasto gratis alla mensa e, tra le sue follie, provò una dieta a cura di mele. Le famose mele del peccato originale divenute poi simbolo della Apple. Qualche tempo dopo, tornato in California, lavorò per Atari, uno dei primi produttori di videogame. Nel 1976, con l’amico Steve Wozniak, fondò la Apple Computer, situata nel suo garage.

“Siate affamati. Siate folli” 

Apple I

Dai loro sacrifici, dai pochi dollari rimediati e dalla loro abilità nacque Apple I, un pc economico perchè composto da poche essenziali componenti, ma innovativo grazie alla possibilità di essere collegato ad uno schermo tv e all’accensione semplificata dalla rom. In seguito arrivarono Apple II e III, mentre, nel 1979, ci fu la svolta attraverso l’idea che trasformò il pc in un elettrodomestico alla portati di tutti, metamorfosi poi completata, nel 1984, con il lancio del Macintosh. Però, come vi dicevo, la sua vita era una corsa interminabile sulle montagne russe e dopo il successo subentrò il declino, nel 1985, Jobs venne mandato via dalla Apple, la sua creatura.

“Essere licenziato da Apple…fu la cosa migliore che potesse capitarmi…Mi liberò dagli impedimenti permettendomi di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita”

 

Fu così che fondò la NeXT e la Pixar che, purtroppo, stentarono a decollare. Comunque, in seguito alla solita discesa, vi fu l’enorme risalita. L’ascesa giunse quando i destini delle due aziende s’incrociarono e, nel 1996, Jobs ritornò da vincitore in quella che era la sua prima casa.

Egocentrico, pignolo, amante dell’estetica e della bellezza, Steve riportò la Apple a galla e nel 2001 presentò l’iPod, uno dei prodotti di punta del marchio status symbol. Ovviamente, ancora una volta, dopo una grande salita seguì una triste discesa e, in una mattina del 2004, Jobs scoprì di avere un tumore al pancreas. Nel 2007, presentò al mondo l’iPhone, usando la sua personale e vincente strategia di marketing perchè la sua più grande abilità naturale risiedeva soprattutto lì, nel suo linguaggio non verbale e in quel modo che aveva di convincere il mondo che con i suoi prodotti la loro vita sarebbe migliorata. La corsa sulle montagne russe era giunta quasi al termine e, come sapete tutti, prima di scendere definitivamente dalla giostra la strada è sempre piana, come la sua vita da buddista e vegetariano convinto che si spense a causa della malattia.

Eccovi uno dei suoi discorsi più belli 

Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato.
A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale.
Solo tre storie.
La prima storia parla di “unire i puntini”.
Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.
Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.
Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:
Il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’ e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.
Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’ e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalledieci anni dopo.
Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.
La mia seconda storia parla di amore e di perdita.
Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh -un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.
Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.
Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare.
La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creatividella mia vita.
Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.
Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un granbel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.
La mia terza storia parla della morte.
Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.
Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.
Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemarei miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.
Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino,inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.
Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato,posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:
Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.
Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante,abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earthcatalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.
Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.
Siate affamati. Siate folli.
Tanti auguri Steve!!!

 

Immagini: dal web

Fonte: Focus- Nella testa di Steve Jobs, di Kahney Leander

40 Comments on Le montagne russe di Steve Jobs

  1. Lilli
    24 Febbraio 2015 at 19:26 (6 anni ago)

    Ciao Audrey! Quel discorso è il mio preferito <3 La sua vita è stata davvero una continua montagna russa ed è per me di grande esempio, lui sì che è riuscito a coglierne il senso. Bravissima tu che gli hai reso un gran tributo, auguri Steve Jobs! Un abbraccio amichetta mia e buona serata <3

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 18:56 (6 anni ago)

      Ciao Lilli,
      anche il mio 😉
      Si, concordo con te, molto forte e movimentata.
      Grazieeeee!!!!
      Un abbraccione amichetta bella

      Rispondi
  2. Alle83
    24 Febbraio 2015 at 19:29 (6 anni ago)

    Ecco una persona che può spronarti senza nemmeno averla conosciuta

    Rispondi
  3. Tomaso
    24 Febbraio 2015 at 19:41 (6 anni ago)

    Cara Audrey, questo si che è un grande post!
    Qui impariamo tutta la storia di un grande uomo, che il mondo non dimenticherà mai.
    Ciao e buona serata cara amica, un abbraccio forte.
    Tomaso

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 19:01 (6 anni ago)

      Ciao Tomaso,
      grazieee!!
      Si, credo che farà proprio parte della cerchia degli indimenticabili
      Un abbraccione e buona serata anche a te 😀

      Rispondi
  4. Andrea
    24 Febbraio 2015 at 21:44 (6 anni ago)

    Era un uomo veramente geniale che non si è mai lasciato sopraffare dalle avversità, ma le ha sapute cavalcare per conquistare il successo! Un abbraccio

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 19:05 (6 anni ago)

      Concordo, anzi sono state proprio le avversità a dargli successo 😉
      ha saputo sfruttare anche ilo negativo, dovremmo fare tutti cosi
      un abbraccio

      Rispondi
  5. Beatris
    25 Febbraio 2015 at 16:34 (6 anni ago)

    Splendido post in onore al grande Steve Jobs che nessuno dimenticherà!
    Un abbraccio da Beatris

    Rispondi
  6. www.selodicecoco.it
    25 Febbraio 2015 at 17:23 (6 anni ago)

    Un grandissimo uomo! Il suo passaggio sulla terra è stato fondamentale per il progresso! Baci Elisabetta

    Rispondi
  7. Mari
    25 Febbraio 2015 at 19:35 (6 anni ago)

    Lo studieranno sui libri di scuola perchè ha fatto la storia, un grande uomo! bello leggere tante notizie su di lui
    Scusa per l’assenza ma sono stata impegnata con il trasferimento del blog e la sua costruzione. Grazie mille di tutto.un abbraccio
    http://emiliasalentoeffettomoda.com/

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 20:07 (6 anni ago)

      Sicuramente!!!
      Tranquilla, sono assente anch'io non riesco più a star dietro a tutto, ti capisco
      un abbraccio

      Rispondi
  8. pastaenonsolo.it
    25 Febbraio 2015 at 23:01 (6 anni ago)

    un mito, una persona in gamba, peccato che fosse morto così giovane.. Un abbraccio.

    Rispondi
  9. carla family
    26 Febbraio 2015 at 8:48 (6 anni ago)

    Paradossalmente é la terza storia che mi ha presa di più anche se questa sua vita 'spericolata' per davvero è affascinante anche se assomiglia a quella di molti ma con il risvolto di pochi.
    Bellissimo post cara Adrey

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 20:09 (6 anni ago)

      A volte certe vite sono simili, delle altalene in continuo movimento
      grazieeee!!!

      Rispondi
  10. Pia
    26 Febbraio 2015 at 10:14 (6 anni ago)

    Ciao Audrey!
    Ho visto il film sulla sua vita, ma preferisco molto di più il tuo grandioso post!
    Bravissima, ora lo condivido, baci.

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 20:10 (6 anni ago)

      Ciao Pia,
      io no, purtroppo -.-' devo recuperare però ho letto dei libri sulla sua vita.
      Grazieeeee!!!
      bacissimi

      Rispondi
  11. lolle
    26 Febbraio 2015 at 18:35 (6 anni ago)

    Brava Audrey, un bel post per ricordare una persona fuori dal comune e un grande esempio di vita!

    Rispondi
  12. Valentina
    26 Febbraio 2015 at 18:40 (6 anni ago)

    Tesoro <3 Ti dico solo che ho parte del suo discorso agli universitari attaccato al muro.. mi ha spronato in un momento difficile e l'ho fatto mio.. lo adoro.. Grazie per questo bellissimo post, un abbraccio immenso tvb :**

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      4 Marzo 2015 at 20:16 (6 anni ago)

      Anch'io!!! l'ho messo anche tra le note di fb e adesso nel blog. Anche per me il suo discorso è stato importante e mi hai aiutata in un momento no. Io voglia anche tatuarmi una sua frase sul braccio. Grazie a te per essere passata tvttb
      abbraccio :***

      Rispondi
  13. Ali Ce
    26 Febbraio 2015 at 20:43 (6 anni ago)

    io avevo studiato la vita di Jobs allì'università quasi 10 anni quando Apple non era ancora ritornata alla ribalta con l'ipod e prodotti correlati…il film non l'ho visto come non ho letto il libro, ma penso che prima o poi lo guarderò!

    Rispondi
  14. Andrea Pizzato
    2 Marzo 2015 at 20:16 (6 anni ago)

    ha cambiato un'epoca e anche il nostro modo di vivere. buona serata!

    Rispondi

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