Esistono persone che riescono a superare i loro sogni, esseri umani capaci di prendere il proprio destino tra le mani modellandolo e cambiando gli eventi, gente che sa vedere oltre ogni ostacolo trasformando un muro in cemento in un opportunità da sfruttare. Guido Borghi (1883-1957) era un uomo modesto, figlio di operai e operaio a sua volta. Nel 1904 ebbe il coraggio di mettersi in proprio aprendo, nel quartiere Isola di Milano, una piccola bottega di materiale elettrico e servizi d’istallazione di impianti elettrici. Questo posto magnifico, ove la mia anima ha preso forma, era situato in piazza Minniti, dove vivo tutt’ora. Sapete perché a volte le case, i negozi e alcuni luoghi vengono abitati dai noi folletti protettori? La risposta è facile, noi nasciamo nei posti colmi di passione, onestà, dedizione, voglia di migliorare. Così, un un giorno qualunque di un mese qualsiasi, sono venuto al mondo attraverso un sogno e quattro mura che hanno forgiato questa grande impresa, plasmandomi in materia. Questa bella storia, come vi dicevo, inizia con Guido che si sposò con Maria Moro, mettendo al mondo tre splendidi figli: Giovanni, Giuseppe e Gaetano. Tramite il duro lavoro gli affari di Guido spiccarono il volo garantendogli un introito fisso attraverso la gestione di alcuni dei primi cinematografi milanesi, che permisero alla sua famiglia di vivere nel benessere. Giovanni, il suo secondogenito, nato nel 1910, era un ragazzo sveglio e dal cuore grande. Dopo le elementari, verso i tredici anni, approdò nella bottega del padre lavorando come apprendista assieme ai suoi fratelli.

Fornelli elettrici

La piccola ed efficiente officina, negli anni ’40, contava circa trenta operai. Le mie mura erano un posto tranquillo ove lavorare era un piacere o almeno lo è stato finché, nell’agosto del 1943, i bombardieri, lo distrussero completamente spezzando il cuore di tutti. Fu così che la famiglia Borghi, come tanti altri italiani, si vide costretta a scappare a Comerio, vicino a Varese, nella loro casa in campagna. In questo nuovo posto, Giovanni Borghi, non si mise solo a comprare vecchi elettrodomestici per ripararli, modificarli e rivenderli, ma pensò persino di trasformare la cucina a legna in cucina elettrica aprendo il suo primo stabilimento “Guido Borghi e figli“. La piccola azienda di espanse trasformandosi nella primordiale Ignis, nome che pare venne suggerito da un vecchio cliente amante della lingua latina e lui, Giovanni, scherzose e alla mano come sempre disse solo “Me pias”. Così, nel 1944, vide la luce la regione sociale “Officine Elettrodomestiche Ignis Guido Borghi e Figli“. Nel 1949, i Borghi, acquistarono le Smalterie De Luca a Napoli,  con il fine di portare il lavora al sud invece di far spostare i lavoratori al nord. Giovanni era così: un uomo di pancia convinto che la spregiudicatezza non portasse da nessuna parte ma le idee, le innovazioni ed i cambiamenti fossero il futuro, un motore talmente potente da cambiare l’economia nonostante le guerre e la povertà.

Fornello a gas

Difatti, proprio in quell’anno, a causa  del black-out elettrico Giovanni realizzò una delle sue idee più innovative: il fornello a gas. Negli anni ’50 si avvicinò agli sport sponsorizzando: prima la boxe, poi il ciclismo, il calcio, la pallacanestro, il canottaggio, il tennis, l’ippica, il motocross, la motonautica e il pattinaggio a rotelle. Qual ragazzo, ormai uomo, padre di famiglia e dei suoi operai e campioni; amava lo sport e nella fattispecie: ciclisti e pugili, perchè per lui  erano dei veri lottatori, gli sportivi che più si sacrificavano per conquistare la vittoria, proprio come aveva fatto lui. Ignis, in quel periodo di boom economico, diventò uno sponsor importante dimostrando quanto il suo creatore fosse talentuoso e con una forma mentis di marketers (o markettaro, venditore) puro e innato. Intorno al ’51 allargò la sua gamma di prodotti  rilevando i brevetti della Isothermos e concentrando le sue risorse sulla produzione di frigoriferi, all’epoca prodotti in serie, in Italia, solo dalla FIAT. Costituì cosi la SIRI (Industrie refrigerati Ignis) e nel 1954 uno degli slogan pubblicitari più gettonati divenne “Ignis, Frigoriferi d’Italia“. Le spese per creare i frigoriferi erano elevate, ma Mister Ignis non puntava al denaro, non gli interessava, perché quello che contava veramente era vendere, anche a costi bassissimi, mandando in malora ogni logica del mercato, pur di portare un elettrodomestico in tutte le famiglie.
I Borghi avrebbero potuto guadagnare molto di più ma hanno preferito la qualità e la gente. Giovanni, suo padre ed i sui fratelli, hanno investito per migliorare, hanno applicato su scala industriale una nuova tecnologia per costruire frigoriferi, una soluzione capace di aumentare la capienza dei refrigeratori da 90 a 180 litri mantenendo limitato l’ingombro e riducendo i costi di produzione imponendosi, in questo modo, tra i migliori e scavalcando anche l’America, madre di questa innovazione, attraverso il poliuretano espanso che si rivelò un’arma vincente. Nel 1962, alla Fiera di Milano, venne presentata la prima lavatrice superautomatica da cinque chili con carica dall’alto e otto programmi azionati da timer brevettati. Purtroppo, però, la vita non è solo ricca di cose belle e mentre le vittorie ed i successi allargavano il sorriso di quell’uomo, la morte di Guido e Giuseppe lasciava solchi nel cuore. Borghi era uno pulito, una persona talmente disposta a fare del bene che durante la metà degli anni ’60, dopo numerose segnalazioni di alcune associazioni, mandò il suo King Air turboelica da nove posti, pilotato da Pietro Torri, a salvare le rondini riconducendole verso Napoli per liberarle. Ecco, questo è quello che fa un grande uomo, mette a disposizione i propri mezzi e ciò che possiede per migliorare il mondo, salvare la specie e portare speranza nel futuro.
Bene, a questo punto della storia dovete sapere che mentre gli slogan affermavano “Ho pensato a tutto, ho pensato a Ignis” , mentre la pubblicità esaltava la vittoria di Miguel Poblet attraverso gli elettrodomestici Ignis, a Varese nasceva la Ignis Pallacanestro, vittoriosa come Giovanni. Il connubio sport-impresa divenne così sempre più una garanzia, una strategia di marketing che funziona e conquista facendo del bene a chi amava lo sport, a chi voleva praticarlo ma anche a chi lo seguiva con affetto e dedizione. Negli anni ’70, un po’ per la crisi economica, un po’ quella cardiaca, che fece traballare il suo cuore del mio amico, Giovanni entrò in trattativa con la Philips e nel 1972 uscì dalla scena vendendo il suo impero agli Olandesi. Una scelta difficile e sofferta, una scelta che lo tormentò sino alla morte e che nel cuore di suo figlio resta un rimpianto.
Mister Ignis era questo: uno capace di vendere il ghiaccio agli eschimesi; uno che, nonostante il dialetto, ti conquistava e affascinava; uno che non poteva essere emulato, perchè come le diceva lui le cose non le diceva nessuno; uno che credeva nel futuro; uno che voleva andare sempre oltre; uno che non si fermava davanti agli impedimenti o alle barrire; uno che voleva il meglio; uno che, anche se capo, lavorava dalla mattina presto alla sera tardi andando via per ultimo; uno che faceva il giro della sua fabbrica per controllare che tutto filasse liscio; uno che era sicuro di poter interpretare e soddisfare i bisogni e gli interessi dei suoi dipendenti; uno ostile ai sindacati e poco aperto alle trattative; uno che ha avuto la forza di combattere la crisi portata da una guerra sperando nella rinascita della sua nazione.
Beh!!! Quella che vi ho raccontato è la storia dei Borghi, ma soprattutto la storia di Mister Ignis, quel ragazzo voglioso di apprendere e cambiare il futuro al quale, io modesto spirito della sua prima officina, mi sono affezionato, sia per quella testolina innovativa, sia per quello spirito manageriale che gli ha permesso di costruire un impero, ma anche e soprattutto per quello che è diventato lavorando tra le mie mura.

L’unghiata di Antonella
Borghi ebbe l’intelligenza di andarsene al momento giusto, quando vide tremare il suo impero
decise di metterlo sul mercato. All’epoca non era normale vendere agli stranieri, qualcuno disse
che lo Stato lo aveva abbandonato, ma con il senno di poi meno male che  la Ignis non è
diventata statale, perchè avrebbe fatto la fine della Cirio, della Motta e della Alemagna.

 

Clicca qui per andare da Antonella del blog “Il tempo ritrovato” e scoprire il pensiero di questo grande industriale.
 Fatterellando special summer ediction

Fonti: IgnisTreccani enciclopediaIl giornale.it
Immagini sito wab: Ignis
Wall a cura di Borderline

34 Comments on Fatterellando: Mister Ignis, l’imprenditore geniale di cui avremmo bisogno.

  1. www.selodicecoco.it
    25 Giugno 2014 at 7:39 (6 anni ago)

    Bellissima storia un uomo di cui l'Italia dovrà esserne sempre fiera! Baci Elisabetta

    Rispondi
  2. Tomaso
    25 Giugno 2014 at 8:53 (6 anni ago)

    Cara Audrey, ringrazio pure te di avermi riportato indietro nel tempo quando l'Italia valeva molto nell'industria internazionale, il marchia IGNIS ne è la prova.
    Ciao e buona giornata cara amica sempre con un sorriso.
    Tomaso

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      26 Giugno 2014 at 14:36 (6 anni ago)

      Ciao Tomaso,
      prego!!! Lo faccio sempre con piace e con la speranza che la gente apra gli occhi ritrovando determinati valori.
      Buona giornata anche a te e un sorriso 😉

      Rispondi
  3. Mondod'Arte di S.Pia
    25 Giugno 2014 at 10:01 (6 anni ago)

    Ciao carissima, che bella questa storia da te raccontata, non la conoscevo ed è stata molto interessante.
    Ho letto anche dalla tua amica Antonella, bella l'idea di intersecare i due blog, direi geniale.
    Ti abbraccio Audrey, a presto.

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      26 Giugno 2014 at 14:38 (6 anni ago)

      Ciaooo bella,
      sono contenta, avevo paura di annoiarvi ahuahuahua
      Si, è un'idea vecchia nata dalla voglio di creare una rubrica di approfondimento su argomenti e tematiche rilevanti 😉
      Ti abbraccio a presto carissima

      Rispondi
  4. Lilli
    25 Giugno 2014 at 12:46 (6 anni ago)

    Ciao Audrey! Anche oggi mi fai conoscere qualcosa di nuovo, infatti pur conoscendo l'azienda ne ignoravo la storia, molto bella ed esempio di come valori quali la famiglia, l'umiltà, la fiducia nel progresso ed il duro lavoro siano sempre alla base di grandi marchi che han fatto la storia. Un bacione grande :***

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      26 Giugno 2014 at 14:40 (6 anni ago)

      Ciao Lilli,
      concordo!! Secondo me, tali ideali dovrebbero sempre essere alla base di tutto.
      Un bacione enorme e grazie mille :****

      Rispondi
  5. Paulina
    25 Giugno 2014 at 13:31 (6 anni ago)

    Have a great day! 😉

    Rispondi
  6. Antonella S.
    25 Giugno 2014 at 15:31 (6 anni ago)

    Eccomi, con un ritardo vergognoso, tanto più che sono coautrice di Fatterellando.
    Sei stata bravissima nel raccontare la storia di Borghi…geniale far parlare questa sorta di personificazione di una passione o di un'idea che prende vita dove operano i grandi uomini. Ci servirebbero oggi uomini del calibro suo e di Olivetti o come i nostri vecchi industriali della lana di cui ti ho tanto parlato…invece…
    Complimenti per il tuo lavoro, un bacione.
    Antonella

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      26 Giugno 2014 at 14:44 (6 anni ago)

      Tranquilla Antonella, conosco il perchè del tuo ritardo 😉
      Grazie!!! Si, ci servirebbero davvero tanto, concordo!!! Purtroppo, però, non è più come un tempo. Grazie ancora 😉
      Un bacione

      Rispondi
  7. Romualdo
    25 Giugno 2014 at 18:52 (6 anni ago)

    Ciao Audrey, veramente interessante, quando il nostro paese permetteva di esprimersi , a gente che aveva idee e credeva nel proprio e altrui lavoro, oggi al contrario non solo chi vuole fare non ha aiuti ma addirittura viene ostacolato e obbligato ad andarsene altrove.
    Una storia che conoscevo poco e grazie a te ho colmato un'altra lacuna.
    A presto, Romualdo

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      26 Giugno 2014 at 14:48 (6 anni ago)

      Ciao Romualdo,
      sono pienamente d'accordo con te. Oggi è diventato quasi impossibile cresce e soprattutto vi è tanta paura nell'investire, non solo a causa della crisi, ma anche delle leggi, come spieghi anche tu.
      Ne sono felice visto che l'idea di questa rubrica è proprio quella di scoprire qualcosa in più.
      a presto

      Rispondi
  8. trisportlife
    25 Giugno 2014 at 19:39 (6 anni ago)

    Abbiamo bisogno di visionari non di furbi. Abbiamo bisogno di imprenditori come Ignis

    Rispondi
  9. Marcela Gmd
    26 Giugno 2014 at 17:23 (6 anni ago)

    Maravillosa historia de un hombre emprendedor!!! Gran post, querida amiga!!!
    Que tengas un buen día!!! mi g+ siempre para ti, guapa!!!:)))

    Besos, desde España, Marcela♥

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      27 Giugno 2014 at 5:49 (6 anni ago)

      Holoa preciosa,
      muchas gracias para tu palabras my querida amiga.
      Buen dìa tambien y muchos besos :*

      Rispondi
  10. Daniela F.
    26 Giugno 2014 at 20:34 (6 anni ago)

    Un grande uomo, come ho commentato da Anto, conoscevo poco o niente di questo imprenditore.
    Brave ragazze, fate sempre post molto interessanti e particolari.
    Serena notte Audrey.
    Dani

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      27 Giugno 2014 at 5:51 (6 anni ago)

      Ciao Daniela,
      grazie mille cara. Nel nostro piccolo cerchiamo sempre di proporvi argomenti interessanti anche se spesso di nicchia. Sapere che la nostra scelta è giusta ci riempie di gioia.
      Un abbraccio a presto

      Rispondi
  11. carlafamily
    27 Giugno 2014 at 9:10 (6 anni ago)

    Ciao Audrey, lo scrivo anche qui da te come l'ho scritto ad Antonella, Questi sono i veri imprenditori, quelli che hanno alle spalle delle storie vere e cariche anche di umanità
    E' cambiato tutto, totalmente. E ci fanno credere che ci siamo evoluti.
    Bei tempi quelli!
    A presto!

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      27 Giugno 2014 at 10:05 (6 anni ago)

      Ciao Carla,
      hai ragione, è proprio cosi!!!
      Si, è cambiato tutto ma in peggio, infatti, i risultati si vedono.
      A presto

      Rispondi
  12. maris
    28 Giugno 2014 at 15:38 (6 anni ago)

    Ma lo sai che la storia di Borghi io non la conoscevo affatto fino a che non hanno dato in TV la fiction poco tempo fa? E adesso ho letto con vivo interesse questo tuo post bellissimo: grazie!
    Buon fine settimana 🙂

    Rispondi
    • atelierdufantastique
      29 Giugno 2014 at 10:30 (6 anni ago)

      Si, in verità la conoscono in pochi per questo abbiamo pensato di scrivere il post. La fiction è stata molto bella e ci ha anche aiutato ispirandoci u po'
      buon fine settimana anche a te 😀

      Rispondi
  13. Ali Ce
    2 Luglio 2014 at 6:49 (6 anni ago)

    queste sono le storie di uomini che sarebbe bello sentire anche a scuola per imparare a prendere spunto da questi grandi personaggi!

    Rispondi

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